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Leggendo il dipinto
Gesù è prostrato, schiacciato a terra sotto il peso della croce, oggetto di angherie e di violenza da parte degli aguzzini e di sarcasmo spietato dei presenti. Solo una persona (il Cireneo) tenta di sollevargli la croce e di rialzarlo. Quante volte in quella raccolta di preghiere ispirate dallo Spirito Santo che sono i salmi ritorna l’espressione: “prostrato nella polvere”! E’ il grido dell’uomo che, sotto il peso del dolore, non ne può più; ormai ridotto al nulla come la polvere primordiale dalla quale è stato tratto, non ha più la forza di rialzarsi, di sperare, perché tutto sembra irrimediabilmente finito. E a rendere più pesante il dolore, il peso della solitudine, perché si sente abbandonato dagli uomini e da Dio. Ma è proprio qui, in un simile stato di prostrazione disperata, che incontra quel “compagno di sventura” che è Gesù sofferente. Egli si trascina fino al Calvario, fino al sacrificio per amore, perché qui l’uomo, consegnandosi fiducioso nelle mani del Padre, trova la sua rinascita come in una nuova creazione. Dunque, non è tutto finito, anzi; proprio qui tutto comincia, perché la vita offerta per amore è già anticipo di risurrezione. |