Settima Stazione         Gesù cade la seconda volta 

                                                         

 

Leggendo il dipinto

 

Gesu, stramazzato a terra, è come oppresso dal cumulo di male che grava pesantemente su di lui: è l’umiliazione per la sua debolezza, il peso della croce, la violenza dell’aguzzino che sembra aizzarlo sprezzante, l’incapacità di sostegno adeguato da parte di chi lo soccorre (il Cireneo che tenta invano di sollevare la

croce); l’indice sinistro puntato su di lui accentua il senso di prostrazione e sembra inchiodarlo a terra; colma la misura (in vetta alla piramide composta dalle varie figure che pesano sulla base che è Gesù) la tracotanza di un’autorità spietata e sarcastica che, noncurante della sua situazione, impone di proseguire il cammino verso il luogo dell’esecuzione.

L’oscuro dorsale della montagna che incombe sulla parte sinistra della scena aumenta la tragicità del momento.  Il cielo stesso si fa più cupo fino a travolgere la luce che ancora segna l’orizzonte.

La caduta di Gesù fa pensare alla caduta dell’uomo nei vizi del suo tempo, negli eccessi e nelle perversioni a

volte addirittura esaltati come segno di conquista e diritto di libertà.

L’uomo così giace nella polvere e striscia nella polvere come un verme. Gesù porta questo peso e cade;

cade per poterci rialzare.