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Leggendo il dipinto
La scena della caduta di Gesù mentre sale al Calvario è delimitata dal cupo delle nubi burrascose del cielo e dal colore scuro della terra, che rendono bene la drammaticità del momento. Il chiarore dell’orizzonte nel quale si staglia il gruppo dei personaggi è molto allusivo: il cammino verso il Calvario avviene nel buio, ma al di là di esso c’è la luce della Pasqua. Vale la pena ricordare le parole del profeta Isaia a proposito del Servo sofferente, figura di Cristo (53,11): “dopo il suo intimo tormento, vedrà la luce”. Gesù stesso, parlando ai suoi discepoli della Passione, ha sempre predetto anche la sua Risurrezione. Gesù cade sotto il peso della croce ed è quasi un tutt’uno con essa. “Egli – ha profetizzato Isaia – è stato schiacciato per le nostre iniquità”. E’ interessante notare come il sentiero del Calvario riceva riflessi luminosi dalla persona di Gesù. E’ lui che ci precede nel cammino della croce, lo illumina di speranza e lo fa diventare cammino verso la pienezza della vita anche per noi. Per questo Gesù può dire: “Chi vuole essere mio discepolo, prenda la sua croce e mi segua… chi perderà la sua vita per causa mia, la salverà per la vita eterna”. Nei personaggi che stanno attorno a Gesù, c’è tanta agitazione e violenza (vedi la figura di destra). Incuriosisce la persona che si intravede a sinistra, quasi respinta dall’altra in primo piano che sta di spalle; è per nulla agitata, ma quasi protesa verso Gesù, con lo sguardo rivolto a lui, con l’abito e il volto che sembrano riflettere la luce che promana dal volto di Gesù. Vengono alla mente le parole di Gesù: “Chi si dichiarerà per me davanti agli uomini, anch’io mi dichiarerò per lui davanti al Padre mio”. Fa da contrasto all’atteggiamento di questa persona l’altra, di spalle, con la testa nera, sempre a sinistra, completamente impermeabile alla luce che viene da Cristo. La fortezza che sovrasta i due personaggi, con la feritoia che dice buio fitto all’interno, accentua ulteriormente l’idea della chiusura alla luce di Cristo.
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