Seconda  Stazione         Gesù abbraccia la croce  

                                                         

 

Leggendo il dipinto

 

Al centro della scena della seconda stazione della Via Crucis, evidenziato dal colore rosso della tunica, c’è Gesù nell’atto di caricarsi sulle spalle il patibolo della croce; croce che, in altezza e larghezza, domina tutta la scena.

Sul volto e negli atteggiamenti di Gesù non c’è la disperazione del condannato, ma la consapevole e libera accettazione della croce per vivere la fedeltà al Padre e alla sua missione fino alla morte, trasformata così in sacrificio vissuto per amore. Parlando della sua passione e morte Gesù aveva detto: Per questo il Padre mi ama; perché io offro la mia vita per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché io ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio” (Gv 10,17-18).

Ai lati ci sono le scene del potere umano; la bandiera, la lancia, le alabarde; ma la scelta di Gesù è ben altra: lui abbraccia la croce, perché non è come i capi delle nazioni, che le dominano con la forza; lui è venuto per servire e dare la sua vita in riscatto per tutti.

Gli sguardi dei personaggi presenti nella scena convergono su Gesù; anche quello del secondo personaggio di sinistra che sembra incrociare colui che osserva, ti orienta verso Gesù. Sono sguardi di sfida beffarda di chi ha nella mente e nel cuore i pensieri empi contro il Giusto perseguitato di cui parla il libro della Sapienza (Sap. 2,12-22): “Proviamo ciò che gli accadrà alla fine. Se è Figlio di Dio egli lo assisterà e lo libererà. Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti…. Condanniamolo a una morte infame, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà”.