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Leggendo il dipinto
“Questa è l’ora vostra, l’ora delle tenebre”; così detto Gesù parlando della sua passione. E nel momento della sua morte la tenebra raggiunge il suo spessore più cupo. Per questo tutta la scena della morte di Gesù è collocata nella tenebra. La Bibbia dice che la creazione cominciò con la luce; il rifiuto di Cristo, “la luce vera che illumina ogni uomo”, fino alla morte in croce, dunque, è distruzione dell’essere, distruzione dell’uomo, distruzione del creato. Il tuo rifiuto di Gesù è distruzione dell’”umanità” che è in te; e senza “umanità”, che cosa resta di te? Nella tenebra dell’ora della morte il Corpo di Gesù è chiaro, luminoso. Egli è la luce che vince la notte del male più profondo, di tutto il male del mondo che nella passione ha gravato su di lui. Lui, innalzato sulla croce perché ritenuto indegno della terra, diventa l’attrattiva di chiunque vive nelle tenebre; Lui, il Crocifisso segna l’inizio della nuova creazione. E la sua luce si riflette su Maria, sua Madre e segno della Chiesa, che neppure in quell’ora tragica spegne la sua fede – fiducia in Dio, di cui si è dichiarata e vuole essere serva anche col cuore trafitto dal dolore; la sua luce si riflette sul “discepolo che Gesù amava”, segno dei discepoli di tutti i tempi che pur tra tante esitazioni e contraddizioni, si accorgono di essere amati dal Signore, e amati fino a quel punto; e di fronte a tanto amore non possono restare indifferenti. Così la morte di Gesù non è solo l’ultimo atto della sua vita terrena, ma l’inizio di quella umanità che da sempre il Padre sogna: una umanità che è stata liberata dal potere delle tenebre e, “trasferita nel regno del suo Figlio diletto, partecipa alla sorte dei santi nella luce”; perché “piacque a Dio far abitare in Lui ogni pienezza, riconciliare a sé per mezzo di Lui tutte le cose e rappacificare con il sangue della sua croce gli esseri della terra e quelli del cielo”.
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