Undicesima Stazione         Gesù è crocifisso 

                                                         

 

Leggendo il dipinto

 

Con spietata disinvoltura e concitazione i carnefici sono su Gesù e lo inchiodano alla croce, stesa per terra. Un mestiere atroce, il loro; ma ormai ci sono così abituati che non se ne risentono affatto.

Il corpo di Gesù si contorce nello spasimo della crocifissione, mentre i chiodi gli trapassano, secondo l’iconografia classica, il palmo delle mani;  ma il volto, con lo sguardo implorante al cielo, conserva la sofferta padronanza del momento. “Nessuno mi toglie la vita, la offro da me stesso” – aveva preannunciato parlando della sua passione. Ora è il momento dell’offerta, dell’immolazione.

Come nella stazione precedente, è assai significativo il candore del corpo di Gesù, per nulla segnato dai colpi dei flagelli e delle angherie subite. Nel racconto dell’evangelista Giovanni, infatti, la crocifissione è per Gesù l’ora della glorificazione.

Di fronte alla crocifissione, il Papa ci invita a pregare così: “Gesù. Ti sei fatto inchiodare, hai sofferto senza fughe e senza compromessi. Aiutaci a non fuggire di fronte al nostro dovere. Aiutaci a farci legare strettamente a te. Aiutaci a smascherare quella falsa libertà che ci vuole allontanare da te. Aiutaci ad accettare la tua libertà “legata” e a trovare nello stretto legame con te la vera libertà”.