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Leggendo il dipinto
La scena, specialmente nel movimento dei personaggi di primo piano, è piuttosto concitata; l’unico a conservare la calma è proprio lui, Gesù, mentre viene spogliato delle vesti per essere inchiodato alla croce. Le vesti di Gesù e specialmente il suo corpo messo a nudo sembrano emanare luce e portano a pensare più alla trasfigurazione che alla crocifissione. L’autore del quadro sembra aver dimenticato che Gesù giunge al Calvario portando fin troppo evidenti sul suo corpo i segni orribili della flagellazione, perché nella raffigurazione non se ne trova cenno. E’ solo una distrazione che rivela superficialità o non è piuttosto una lettura della passione illuminata dalla fede? Per lui il corpo di Gesù è bello proprio perché, orribilmente sfigurato dalla flagellazione, dice fin dove s’è spinto l’amore di Gesù nel consegnarsi per la salvezza degli uomini. Quel candore delle carni di Cristo richiama poi l’agnello pasquale che, secondo le prescrizioni della Pasqua ebraica, doveva essere bianco, senza difetti. E’ lui, Gesù, il vero Agnello pasquale che toglie i peccati del mondo. Quel candore fa pensare anche all’ostia candida che, nell’Eucaristia, diventa il Corpo di Cristo offerto in sacrificio. Va notato poi come, nonostante la luce abbondante che promana da Cristo, i volti di tutte le figure che lo circondano, restano nell’ombra; segno della chiusura di queste persone al mistero che si sta compiendo; non riconoscono Gesù e per questo sono nelle tenebre. |